...torniamo con questa terza parte, a parlare nuovamente di Fotografia Naturalistica ed in particolare di foto a Fauna ed Avifauna. Questa volta parleremo delle caratteristiche e delle qualità di cui deve disporre un'ottica pensata per questi scopi. Quello della scelta dell'ottica è usualmente un dilemma su cui il fotografo (e specialmente quello naturalista), pone sempre molta attenzione, perché sarà una scelta che influenzerà molto il proprio modo di fotografare. E' bene premettere però che come si può ben immaginare, un' obiettivo che coniughi l'eccellenza in tutte le caratteristiche principali per questi scopi, (quindi Lunghezza focale, nitidezza, luminosità, rapidità del sistema AF etc..), può anche avere un costo esorbitante per un utente medio (non professionista), il cui prezzo a volte può raggiungere (e anche superare), persino quello d'un autovettura. Per restare nelle possibilità economiche da hobbista (o al limite da utente "prosumer"), normalmente l'utenza in questi casi, si orienta verso un prodotto che soddisfi essenzialmente i requisiti che a suo giudizio possono esser quelli più importanti, o comunque adatti al suo personale modo di scattare, in modo da ottenere i migliori risultati per quelle che possono esser le proprie esigenze specifiche. Sostanzialmente quello che si cerca quindi è proprio un buon compromesso fra economicità e prestazioni richieste. Ma vediamo più in dettaglio di cosa parliamo quando parliamo di "prestazioni richieste". Nel concludere la prima parte, avevo fatto un piccolo elenco che individuava alcune qualità base su cui occorre porre l'accento nella ricerca della propria attrezzatura per questo genere, nella seconda parte abbiamo dato un'occhiata a quelle riguardanti il corpo macchina, in questa terza parte analizzeremo quelle riguardanti l'ottica.Ottica: Lunghezza Focale
La Lunghezza Focale (LF) di un' obbiettivo è sempre relativa alla classe d'impiego e nel caso della fotografia di Fauna e Avifauna, la regola (almeno in teoria), sarebbe "...più lungo è meglio è...", per cui un teleobbiettivo adatto a questi scopi, normalmente dovrebbe esser dotato di una LF di almeno 300mm ( ...possibilmente, anche più). Specialmente agli inizi, la mancanza di un'ottica sufficientemente "lunga" è la necessità che più si avverte immediatamente, anche se a volte quest'esigenza sostanzialmente può esser dovuta più ad una reale mancanza d'esperienza che ad altro. Agli inizi infatti, si conoscono poco sia i soggetti che si intendono fotografare, sia le tecniche d'avvicinamento e mimetizzazione, senza contare che statisticamente parlando, l'uomo preferisce generalmente sempre la strada più "breve" (e comoda): ...ossia, investire più sull'attrezzatura che su se stessi.
Detto questo, è anche vero che in ogni caso risulta sempre molto utile poter contare su un' obbiettivo che consenta di riempire il fotogramma in ogni situazione. Le focali, come detto, per lo più partono da 300mm e arrivano anche (ma raramente) sino a 800mm. Con l'utilizzo di eventuali moltiplicatori (TC), sarà persino possibile semi duplicare o addirittura duplicare questi valori, (portando quindi il limite massimo persino a 1600mm), ma è bene tener presente che già intorno a 1000mm, iniziano a sorgere alcuni problemi fisici/ottici legati alla densità e composizione dell'aria (e quindi presenza di eventuali aerosol) e alle deformazioni date dalle termiche, per non parlare della propensione estrema al mosso, etc... . Esistono tuttavia anche dei limiti nell'utilizzo di questi TC, per cui è bene tener presente che "allungando" la LF dell'ottica a nostra disposizione, otterremo inevitabilmente anche una penalizzazione sul piano della nitidezza, della luminosità e di conseguenza anche della velocità del sistema AF.
In definitiva, visto che un tele (per non parlare di un Super-Tele) di qualità, ha sempre un costo non trascurabile e in genere proporzionale proprio alla lunghezza focale e alla luminosità, è bene a mio avviso valutare sempre (obbiettivamente) prima, quanto l'acquisto possa effettivamente far migliorare le nostre foto e quanto potrebbero migliorare invece, investendo maggior impegno nella conoscenza della materia, dei soggetti che s'andranno a fotografare e del modo migliore per avvicinarli. Parlando di scatti ravvicinati, occorre però far attenzione anche alla distanza minima di MaF dell'obbiettivo in uso. I teleobbiettivi infatti hanno spesso distanze minime per la messa a fuoco piuttosto rilevanti e saranno tanto più rilevanti quanto più lunga sarà la focale. Ad esempio un 500mm può raggiungere distanze minime di MaF nell'ordine dei 4-5mt., per cui conoscere questi limiti consente una maggior consapevolezza relativamente ai soggetti che s'intendono fotografare.
Un'altro aspetto su cui occorre far chiarezza, riguarda il formato del sensore del corpo camera su cui verrà montata l'ottica. Mi capita spesso di leggere nei forum di discussioni in cui si scambia il "fattore di crop" introdotto dai sensori a formato ridotto (APS-C e H), per un vero "fattore di moltiplicazione" (come quello dei TC), con frasi del tipo:
"...dispongo d'un 300mm che comunque montato su fotocamera APS-C, diventa un 420mm".
Niente di più errato, come molti oramai già sanno, il così detto "fattore di moltiplicazione" altro non è altro in realtà che un "fattore di Crop", ossia è solo un fattore di "ritaglio" operato in camera a causa del formato più piccolo rispetto a quello 35mm Full Frame. Questo fattore quindi avrà un valore pari ad un ritaglio di 1,x volte quello di un sensore FF (ossia 1,6 per APS-C e 1,3 per APS-H). Ciò che cambia realmente è solo "l'angolo di campo", per cui volendo correggere l'esempio precedente, occorrerebbe dire più correttamente che...
"...un 300mm montato su fotocamera Full Frame, avrà sempre la stessa lunghezza focale e sempre un pari angolo di campo, mentre montato su fotocamera APS-C, avrà sempre la stessa lunghezza focale, ma otterrà un' angolo di campo paragonabile a quello di un 420mm montato su fotocamera Full Frame "
...il che è diverso, direi! Quindi, ricapitolando, è vero che il fattore di crop "aiuta" in questo genere di fotografia, in quanto agisce un pò da ingrandimento digitale, ma la lunghezza focale effettiva, è bene ribadirlo, non varia. Per farla invece variare effettivamente, bisogna ricorrere ai così detti moltiplicatori di focale o "TC".
Ottica: TC (Tele Converter)
Per chi si stesse chiedendo in cosa un TC consista effettivamente, si tratta per lo più di piccole "prolunghe" dello stesso diametro della base dell'ottica, che si interpongono fra ottica e corpo camera, al cui interno risiede un piccolo schema ottico che si va a sommare a quello già presente all'interno dell'ottica. La dimensione in termini di spessore, varia in base al fattore di moltiplicazione indotto (per Canon 1,4x o 2x).

Le focali più utilizzate normalmente dall'utenza per l'impiego naturalistico di Fauna e Avifauna, variano come detto, da 300 a 600mm e a proposito dei TC o moltiplicatori di focali, va ribadito come anticipato, che presentano alcuni limiti e non è perciò possibile farne un' utilizzo indiscriminato. Ogni volta infatti che la luce deve percorrere un dielettrico, subisce un'attenuazione, ragion per cui sia i TC, sia i sistemi di stabilizzazione, che aggiungono delle lenti supplementari all'originale schema ottico dell'obbiettivo, introducono quindi anche degli "ostacoli" alla luce, in modo proporzionale al rapporto d'ingrandimento (e di riproduzione o "RR") di cui dispongono.
Quindi, volendo fare un' esempio pratico, se volessimo moltiplicare un'ottica come il Canon EF 300 L f/2.8 IS USM con un TC1.4x, otterremmo sostanzialmente un ottica da 420mm con diaframma minimo f/4. Allo stesso modo se utilizzassimo un moltiplicatore 2x, otterremmo un 600mm con diaframma minimo pari a f/5.6. Tenuto conto che l'ottica presa ad esempio è un Super Tele fra i più nitidi e rapidi (come AF) mai costruiti da Canon, otterremo con il TC1.4x, un 420mm ancora molto nitido e con una velocità AF ancora accettabile, oppure con il TC2x, un 600mm sufficientemente nitido e con una velocità AF ridotta e idonea sopratutto allo scatto di soggetti statici o comunque non volanti. L'introduzione dei dielettrici aggiuntivi nell'originale schema ottico infatti, produce quindi "danni" sopratutto nella luminosità dell'obbiettivo e quindi di conseguenza anche nella velocità di fixing e looking del sistema AF, che sarà pari all' incirca al 50% della velocità originale dell'ottica per i TC1.4x e addirittura del 75% per i TC2x: ...un calo di prestazioni velocistiche tutt'altro che trascurabile quindi.

Nell'esempio precedente ho volutamente preso ad esempio una delle ottiche maggiormente idonea ad esser moltiplicata o duplicata, essendo il 300 f/2.8 un fisso professionale con una relativamente breve LF, eccezionale nitidezza, luminosità e velocità del sistema AF, per far capire meglio come questi TC incidano sulle performance delle ottiche. Pensate quindi cosa potrebbe succedere in proporzione con un'ottica non professionale, magari con uno schema ottico complesso come quello di un'ottica Zoom, magari anche stabilizzata. Posso dire quindi per esperienza personale diretta, che non è mai una buona idea moltiplicare uno zoom, sono davvero pochi gli zoom che è possibile moltiplicare senza mortificare troppo nitidezza e velocità AF.
I moltiplicatori sono stati pensati infatti per lo più per ottiche fisse e luminose, ma in ogni caso, visti gli "effetti secondari" che questi introducono, sono personalmente del parere che sarebbe meglio evitare, almeno per questo genere fotografico, l'acquisto di ottiche per utilizzarle con un TC perennemente connesso, a prescindere se si tratti di ottiche fisse o zoom. Molto meglio magari attendere per poter poi acquistare un'ottica di focale equivalente che permetta una buona nitidezza e velocità AF, aspetto quest'ultimo fra i più importanti sopratutto nella fotografia di Avifauna.
Un' ultimo aspetto che bisogna tener presente, è la tipologia di corpo sul quale useremo il moltiplicatore. Nei corpi non professionali e semiprofessionali di Canon infatti, la sensibilità del punto centrale AF è limitata a f/5.6, superato questo valore infatti, si perde l'automatismo dell' AF, per cui è importante valutare gli stop che si perdono aggiungendo un moltiplicatore. Nei corpi serie "1D" invece, è possibile raggiungere anche diaframmi pari a f/8 senza perdere l'Auto Focus, per cui sarà ad esempio possibile duplicare un'ottica f/4 o semi duplicare un'ottica f/5.6 continuando a conservare l'automatismo . Esiste in ogni caso la possibilità di "prendere in giro" il sistema di disabilitazione AF previsto da Canon, nastrando gli ultimi tre contatti dell'ottica, in questo modo si inibiscono le trasmissioni del sistema EOS, fra corpo e ottica e quindi, così facendo il sistema non sa di eccedere i limiti di sensibilità previsti. Un modo ancora migliore è quello di utilizzare dei duplicatori (come il Kenko 1.4x Pro300 DGX) che non utilizzano i tre contatti "incriminati", per cui non disattivano automaticamente l'AF in caso si ecceda il diaframma previsto (e nella serie DGX anche gli Exif vendono riportati correttamente). Naturalmente, "ingannare" il sistema non significa comunque esser al riparo dal calo di prestazione dovuto alla minor luminosità, per cui resta valida la regola che occorre sempre ponderare bene queste opportunità.
Ottica: Rapidità del sistema AF
Uno degli aspetti dove statisticamente l'utenza si sofferma di meno nel valutare una nuova soluzione come ottica, è proprio la rapidità del sistema AF. Quest'aspetto però, non è certamente di secondaria importanza in quanto, mentre in altri aspetti, come la carenza di nitidezza è possibile se non porvi rimedio, quantomeno "limitare i danni", ossia evitando di croppare, riempiendo invece il fotogramma con il soggetto, in caso di problemi di velocità di aggancio e inseguimento dei soggetti da parte del sistema AF, purtroppo non è possibile rimediare in alcun modo.
Risulta quindi importante, se non proprio vitale, valutare bene l'acquisto in virtù di quest'aspetto, sopratutto se si pensa di utilizzare l'ottica con dei moltiplicatori di focale. Notoriamente le prestazioni maggiori sotto il profilo della velocità del sistema AF, sono riscontrabili nelle ottiche fisse per via della maggior sensibilità (e spesso anche luminosità) ottenuta con uno schema ottico semplificato rispetto a quello d'uno zoom. D'altro canto però, lo zoom offre un' indiscutibile maggior versatilità d'impiego.
Di norma quindi, le ottiche più luminose sono anche quelle che offrono maggiori garanzie anche sotto l'aspetto della rapidità e precisione del sistema AF. Và comunque ricordato che l'esito dei risultati prestazionali è sempre frutto della combinazione data dal sistema AF implementato nel corpo macchina con quello dell'obbiettivo: ...solo così la pipeline di cattura non incontrerà dei "colli di bottiglia" durante il processo di aggancio e inseguimento dei soggetti.
Per migliorare le prestazioni ed evitare che il sistema AF perda tempo a cercare il soggetto, in genere i lunghi tele, dispongono del così detto "limitatore", ossia un piccolo deviatore posto lateralmente sul corpo dell'ottica, per cui sarà il fotografo stesso a stabilire e informare il sistema del range previsto come distanza di scatto, per esempio da 3.5mt. a infinito, o da 8mt. a infinito. In questo modo le prestazioni del sistema AF saranno maggiormente ottimizzate.
Ottica: Nitidezza
Quello della Nitidezza è uno degli aspetti tecnici più considerati in fotografia. Nella Caccia Fotografica in particolare, questo aspetto della nitidezza è molto sentito in quanto ci si trova spesso a che fare, con fotografie di soggetti lontani e/o comunque poco propensi a farsi fotografare, ...per di più si fotografa spesso in condizioni di ripresa precarie. Poter disporre della possibilità di ingrandire leggermente l'immagine ritagliando (o "croppando") un pò il contorno poco interessante di uno scatto, (fosse anche solo per scopi meramente compositivi), costituisce una caratteristica quindi molto apprezzata. Siccome l'ingrandimento digitale introduce sempre della perdita di nitidezza, va da se che croppare uno scatto già di per se poco nitido è sconsigliabile. Quest'aspetto è anche di fondamentale importanza quando si pensa di utilizzare un moltiplicatore di focale (TC), il quale solitamente introduce sempre un minimo di perdita che sarà comunque proporzionale sempre alla nitidezza di partenza dell'ottica alla quale si applica.
La nitidezza ottenibile in uno scatto fotografico sarà sempre "figlia" dell' IQ (qualità d'immagine) fornita dalle caratteristiche del sensore del corpo camera e dalla risolvenza dell'ottica impiegata. Maggiormente denso di fotodiodi di piccolo diametro sarà composto il sensore, maggiormente risolvente dovrà essere l'ottica per poter sfruttare tutta la risoluzione di cui quel sensore sarà capace. Le caratteristiche fisico/ottiche di "nitidezza" di un obbiettivo riguardano essenzialmente i seguenti parametri:
> Potere risolvente, espresso in LPM (Linee per Millimetro) definito come il reciproco dello spessore della coppia di linee più piccole che è possibile distinguere sul piano sensore attraverso quel dato obbiettivo.
> Micro contrasto (o Acutanza), ossia la capacità di metter in evidenza, oltre che distinguere, i passaggi di tono nei particolari più piccoli e lontani d'un immagine, (sicché risultino apprezzabili anche in presenza di ragionevoli ingrandimenti digitali).
Questi due parametri non solo sono indipendenti fra loro, ma hanno la prerogativa, (contrariamente a ciò che si potrebbe pensare) d'esser inversamente proporzionali: ...infatti man mano che i dettagli del soggetto fotografato diventano sottili, il contrasto diminuisce. La nitidezza ha essenzialmente due "nemici comuni", ossia il fenomeno fisico/ottico della Diffrazione e quello delle Aberrazioni non corrette, che impediscono la focalizzazione perfetta sul piano del sensore dei raggi di luce provenienti dal soggetto. Per valutare in modo più scientifico e oggettivo queste qualità delle ottiche, la Carl Zeiss molti anni fa elaborò un sistema di indagine chiamato Test MTF (ossia Modulation Transfer Function), grazie al quale è possibile avere mediante dei grafici, un'idea "imparziale" delle prestazioni di un'ottica alle varie focali prima dell'acquisto.

La maggior parte delle testate specializzate che effettuano test sugli obbiettivi che recensiscono, si affidano a questo standard per pubblicare i grafici riguardanti la resa degli stessi, dove è possibile evincere come varia il contrasto al variare della nitidezza.
Attenzione però, siccome la qualità di un'ottica non si giudica solo dai relativi test MTF, ma bensì da molti altri importanti parametri, è bene non prendere questi risultati come giudizi definitivi su un' obbiettivo. Non sarebbe la prima volta infatti che ottiche dagli eccellenti test MTF, nell' impiego pratico non danno poi globalmente i risultati sperati e ...viceversa. Per cui questi test servono solo e soltanto a fornire un'idea di massima delle prestazioni di una determinata ottica, in modo da poterne valutare meglio il comportamento della relativa nitidezza teorica, ad una determinata lunghezza focale. Normalmente le ottiche di maggior qualità e pregio, per raggiungere una nitidezza apprezzabile, utilizzano materiali particolari per le lenti degli obbiettivi, come la "Fluorite" o comunque elementi di tipo "UD" (ossia Ultra Dispersivi). La Fluorite ha la caratteristica di godere d'un basso indice di rifrazione accoppiato ad una bassissima dispersione di determinate lunghezze d'onda. Questo consente d'ottenere una elevata correzione dell' AC (Aberrazione Cromatica) di cui soffrono notoriamente gli schemi ottici delle lunghe focali.
Ottica: Luminosità
La luminosità di un'ottica influisce non solo sulla quantità di luce che è possibile gestire e quindi sull'esposizione che consente, ma anche sulle prestazioni globali del sistema AF di ottica e camera. Giacché com'è facile intuire, la luminosità di un'ottica è data dalla percentuale di luce che questa riesce a trattare nel proprio schema ottico, si capisce bene che l'apertura del diaframma che questa consente, sarà direttamente proporzionale alle dimensioni della lente frontale dell'obbiettivo e alla sua lunghezza focale. Ragion per cui un'ottica, anche solo dalla minima lunghezza focale per gli scatti naturalistici, (come può esser come detto un 300mm), se dotata di apertura di diaframma notevole (per questa LF), come può esser un diaframma di f/2.8, avrà senza dubbio un costo considerevole. Tuttavia è bene specificare anche che non tutte le ottiche molto luminose riescono a dare una nitidezza soddisfacente anche alla massima apertura (TA), in genere questa possibilità è riservata solo a obbiettivi professionali di fascia alta ed è bene dire anche che sono davvero poche quelle che forniscono quasi la stessa performance sia a TA che chiuse a f/8. Poter gestire diaframmi molto aperti d'altro canto, offre una serie di vantaggi come per esempio:
- Miglior sfruttamento dei punti AF del corpo camera
- Possibilità di non dover aumentare necessariamente la sensibilità ISO e quindi disporre di scatti con minor fattore di rumore
- Poter isolare maggiormente il soggetto sfocando maggiormente lo sfondo potendo disporre d'una minor PdC
- Poter congelare meglio l'azione, in quanto si potrà aumentare la velocità di scatto e così sfruttare i tempi rapidi anche per ottiche eventualmente prive di sistema di stabilizzazione.
Fra le poche controindicazioni di un' obbiettivo molto luminoso, ci sono essenzialmente delle considerazioni d'ordine pratico dovute alle caratteristiche costruttive. Una lunga focale e un' ampio diaframma, significa quindi com'è stato detto anche una grande lente frontale, il che significa oltre ad un costo maggiore, avere anche un peso maggiore da portar appresso (e quello del peso non è un fattore secondario, visto che in questa disciplina è possibile dover fare a volte molta strada a piedi). Oppure per chi scatta da capanni prefabbricati, avere difficoltà a far passare l'ottica dalle feritoie del capanno. Volendo fare qualche esempio numerico, considerando sempre una lunghezza focale di 300mm con apertura f/2.8, la lente frontale potrebbe superare i 12cm (e un diametro del paraluce quindi ancora maggiore) e pesare attorno ai 3Kg (a cui andrà aggiunto quello del corpo camera). Chi non può permettersi un'ottica di questo pregio quindi ha anche qualcosa con cui consolarsi, ...per la luminosità a queste focali c'è anche un costo da pagare che va anche oltre quello del ..."vil denaro"!

Ottica: Stabilizzazione
I sistemi di stabilizzazione sono degli accorgimenti che consentono al fotografo scatti in manuale senza necessità di appoggio su stativo anche con tempi relativamente lenti. Poter stabilizzare un'ottica dalla lunghezza focale notevole però, non è affatto un' impresa semplice. Maggiore sarà la lunghezza focale (e quindi minore l'angolo di campo), maggiore sarà infatti l'angolo di spostamento indotto dal movimento del sistema di scatto, rispetto all'asse di mira e maggiore sarà la difficoltà di correggere questo spostamento per il sistema di stabilizzazione. E' per questo motivo che difficilmente si cerca lo stabilizzatore in un ottica dalla focale molto corta e dall'angolo di campo molto ampio, come può esser ad esempio quello d'un grandangolo, perché questo sfasamento s'avvertirà molto di meno e quindi il pericolo di "mosso" in scatti con tempi "di siscurezza", sarà un'eventualità piuttosto recondita.
Quest'aspetto diventa di primaria importanza, sopratutto quando il tipo di caccia fotografica che si pratica è di tipo "itinerante", ossia dove per lo più si scatta a mano libera. I sistemi di stabilizzazione d'una volta consentivano c.ca 2 stop di stabilizzazione, ovverossia consentivano scatti con tempi sino a 2 stop più bassi rispetto a quelli cosidetti "di sicurezza". I sistemi moderni di stabilizzazione hanno raddoppiato, (almeno in teoria), questo limite, portando 4 stop il "risparmio" sui tempi di sicurezza. Ciò significa che se utilizzassimo un 300mm su formato ridotto APS-C senza "IS" (ossia l' Image Stabilizzer per Canon) , per la legge del reciproco della focale che tiene conto anche di eventuale fattore di crop del sensore, dovremo scattare almeno a 1/500" per esser al sicuro dal "mosso", mentre utilizzando un'ottica dotata di IS di nuova concezione, potremmo arrivare a scattare anche a 1/200" ottenendo la stessa stabilità che otterremmo a 1/500" senza l'IS.
La stabilizzazione è quindi una grande cosa, anche se a ben vedere, in generi come la caccia fotografica, si eccedono abbondantemente i famosi "tempi di sicurezza", in quanto i soggetti che si andranno a fotografare, si spostano a velocità che richiedono tempi di scatto ben superiori. Inoltre, com'è stato accennato in apertura, lo spostamento che lo stabilizzatore si trova a dover compensare, è direttamente proporzionale alla lunghezza focale dell'ottica (e del relativo angolo di campo), per cui l'efficienza di questi sistemi diminuisce con l'aumentare della LF. Su ottiche particolarmente "lunghe" quindi, a prescindere dalla presenza o meno del sistema IS, è consigliabile comunque l'utilizzo di uno stativo, sia esso monopiede o tripode. Da test effettuati personalmente a 400 e 500mm di LF infatti, ho potuto constatare che fra uno scatto eseguito a mano libera nei tempi di sicurezza con stabilizzatore inserito e uno scatto eseguito senza stabilizzatore ma su appoggio, esiste comunque una differenza a livello di micro-mosso a favore dello scatto su appoggio. Questo non deve ovviamente far pensare che occorra sempre e necessariamente uno stativo, ma serve più che altro a ricordare che in determinate condizioni, quando si cerca il massimo della nitidezza possibile, un monopiede o un cavalletto possono dare un' aiuto determinante.
Gli stabilizzatori dei teleobbiettivi d'un certo livello, dispongono generalmente di stabilizzazione indipendente sui due assi (verticale e orizzontale), per cui è possibile scegliere d'utilizzare quella simultanea su entrambe gli assi (POS1) per gli scatti a mano, oppure quella solo sull'asse verticale (POS2), in modo da non interferire con il movimento orizzontale che si esegue in caso di scatti in "panning", (per cui è consigliato l'utilizzo di stativo), tecnica molto utilizzata anche nella fotografia sportiva.
Sempre parlando di ottiche "impegnative" a livello di dimensioni e peso, ancor più se accoppiate a corpi camera pesanti, anche la tipologia e la qualità della testa del cavalletto possono risultare determinanti nei risultati. Per sistemi di questo tipo, l'ideale è disporre oltre che d'un cavalletto robusto, anche d'una testa di tipo "Gimbal" o a "bilanciere"...

questa tipologia di teste, se ben tarate possono portare quasi a "gravità 0" il sistema di scatto, permettendo un' equilibrio ed una stabilità eccezionale, unita ad un'altrettanto eccezionale rapidità e libertà nei movimenti. Esistono in questo senso vari prodotti offerti da Wimberley, Photoseiki, Benro etc... I costi non sono senza dubbio trascurabili (da c.ca 300 a 6/700€), ma in ogni caso sono una scelta obbligata per alcune tipologie di obbiettivi dal costo anch'esso tutt'altro che trascurabile.
Ottica: Altri fattori
Gli altri fattori che influiscono nella qualità di un'ottica sono:
- La presenza di aberrazione cromatica (CA), a cui ho accennato nella parte riguardante la nitidezza
- La presenza di distorsione geometrica (però maggiormente avvertibile in ottiche dalla minor LF)
- La distanza minima di MaF, a cui ho accennato nella parte riguardante la lunghezza focale
- La resistenza al Flare, importante per gli scatti in controluce
Ma non sono solo le caratteristiche di "qualità" quelle che l'utenza cerca in un'ottica per questo genere di fotografia, ma anche altre che pur non avendo strettamente a che fare con le "prestazioni", fanno comunque pendere l'ago della bilancia nella scelta dell'obbiettivo, fra cui ricordiamo:
- Ingombro, sopratutto per chi pratica caccia itinerante e per chi ha necessità di precise dimensioni per poter sporgersi dai capanni.
- Peso, sopratutto per chi porta con se molta attrezzatura e/o comunque usualmente percorre molta strada a piedi (magari in montagna).
- Tropicalizzazione, sopratutto per chi viaggia in posti esotici o comunque fotografa in condizioni climatiche avverse.
...sono tutte qualità e aspetti a cui il fotografo naturalista guarda sempre in modo molto attento.
OK ...Stop!

Bene, anche per questa volta siamo giunti a conclusione, probabilmente avrò espresso concetti già noti per molti di voi, ma è mio dovere pensare comunque a chi approccia da poco la materia. Spero quindi di non avervi annoiato e vi rimando alla quarta parte, dove affronteremo argomenti più pratici che riguardano gli accorgimenti a livello di impostazioni di camera (e non solo) da tener presenti per questo genere di scatti. Accenneremo infine anche (come inizialmente premesso), alla parte riguardante l' "Etica del fotografo naturalista" ...ossia a cose che in teoria dovrebbero esser sempre date per scontate quando ci si approccia alla Natura in modo consapevole, ...ma che a ben vedere molto spesso ...non lo sono!
Alla prossima e come al solito, ...stay tuned!

Fabio
A questo link potrete commentare ed esprimere le vostro opinioni o perplessità.





Ultimi Post
Sponsor
L'angolo del Sondaggio
Tags